Dal "Nostro Posillipo" - gennaio 1959
"Mario Belardinelli" di S.C.
 

Primavera 1946 Nord e Sud si "scontrano" sul rettangolo rosso del C.N.Posillipo assurto a centro dell'attività tennistica napoletana. L'eco dei cannoni s'è ormai spenta e sono le migliori racchette nazionali a "sparare" drives e backhands che svirgolano la tennisolite. Dietro la rete metallica "Zi" Luigi Pane avvita e svita la testa sul collo inseguendo con lo sguardo i velocissimi scambi. La passione per il tennis, che già covava insieme con il nipotino (Carletto aveva allora poco più di tredici anni), gli esplose violenta fra le mani. Buon pescatore, lancia di precisione l'amo. Vuole un pesce grosso per il tennis del "Posillipo". Mario Belardinelli neo promosso in prima categoria, abbocca subito e "Zi" Luigi "tira".
Da quel giorno Mario Belardinelli, romano de Roma, ma posillipino di adozione è stato l'alfiere della bandiera tennistica verderossa.
Nel suo nome ha giocato e vinto e lo ha scritto a lettere d'oro nel Libro dei Campionati assoluti d'Italia. Due volte campione di doppio con Rolando del Bello, altro grandissimo esemplare... dell'acquario di "Zi" Luigi, e cinque volte di doppio misto insieme con Nicla Rigoni. Mario Belardinelli è riuscito a portare il C.N.Posillipo sulle più alte vette tennistiche nazionali.
Ma la più fulgida gemma della sua carriera rimane la conquista della Coppa Brian che nel 1950 laureò il "Posillipo" Campione d'Italia a squadre. Allora anche i vagotori, quelli della vecchia e della nuova guardia, si accesero di entusiasmo per questa ennesima affermazione dei colori posillipini fuori del campo naturale della attività nautica. Coloro che all'ombra dei prominenti bicipiti avevano sempre guardato con sufficienza lo sgambettare dei tennisti fra le righe bianche, si infiammarono come al più veemente "serrate" di un loro "otto". In quel tempo al "Posillipo" non si parlava che di tennisti e Mario Belardinelli con Rolando del Bello e Nello Centonze fecero la più efficace propaganda allo sport della racchetta, che trovò largo eco nello spirito sportivo dei soci verderossi.
E pensare che Mario Belardinelli si trova solo per caso giocatore di tennis! Fu il fratello ad iscriverlo a sua insaputa, nel 1937, ad una gara per non classificati che terminò in finale battuto dall'alessandrino Longo. Ma bastò questo perchè il romanino, che aveva allora 17 anni, prendesse quella rincorsa vertiginosa che, in soli due anni, doveva portarlo sulla vetta della seconda categoria. Fu questo il periodo famoso con Scribani, Caccia, Centonze, ecc. sui quali cadde lo smatch della guerra.
Nel '45 il grande ritorno, Belardinelli, esplose ai Campionati d'Italia assoluti e si classificò fra i primi quattro. Poi la serie interminabile di successi. Una collana di perle pescate una ad una con una tenacia e la pazienza dei forti. Eppure Mario non si è mai montato la testa. Dopo ogni vittoria, dopo ogni scudetto rimaneva quello di sempre. I successi non riuscivano a scalfire la sua modestia, espressione di una serietà sportiva che va oltre la sua innata riservatezza.Ancora oggi quando lo forziamo a parlare delle sue imprese egli svincola sempre e cerca di minimizzare ciò che è grande e di annullare ogni riferimento personale. Un uomo tranquillo insomma, tutto l'opposto del tennista spumeggiante, castigo di Dio per tutti coloro che incontrava. Ne sa qualcosa il francese Petrà sconfitto a Parigi poco dopo aver vinto nientemeno che Wimbledon, e lo ricordano Destremau, Kowalewski, Cernik, Marcello del Bello e Rolando e tanti altri ancora. Brilantissimo a rete aveva la volée che non perdona e nella risposta al servizio la sua arma migliore.Il suo drop short era il colpo di grazia per l'avversario già sforacchiato dai colpi passanti sparati dalla sua racchetta.Con simile impostazione era naturale che Mario emergesse nel doppio.

Mario Belardinelli sul "Centrale" del Foro Italico, durante i Campionati Iternazionali d'Italia del 1952

Con Rolando del Bello fu il primo italiano a praticare il giorno moderno in linea e per lungo tempo essi furono alla pari con la coppia famosissima Cuccelli-Marcello del Bello. Contro costoro Rolando e Mario riuscirono a prevalere cinque volte e poco mancò che non gli soffiassero la maglia azzurra in Coppa Devis, della quale furono spesse volte riserve. Washer-Brichant, Cochet-Bonelli, Patty-Golden, le vittime più illustri di questa coppia che giocò sempre sotto i colori del Posillipo. Oggi nonostante i suoi 39 anni (ah! quante ragazze non ci crederanno!) Mario gioca ancora. Sempre in prima categoria è ricercato all'estero specie in Germania dove ha una... affezionata clientela! Non scende più al Roland Garros o al Foro Italico dove fu tra le vedette, ma porta ancora vittorioso il guidone verderosso sui campi stranieri. E' quasi intramontabile! Ha tuttora il suo pubblico. Con noi si fermano in tanti a guardare quando gioca impegnato al massimo o quando, paziente, si ferma a limare i difetti a Carlo Pane, cui insegnò l'abc del tennis dieci anni fa, o all'Ing. Fabbrini neofita '56. Atteggiamenti da artigiano del tennis che si adattano a lui che non volle mai "essere divo". Lui che, romano de Roma, fu napoletanissima subrette del tennis nazionale.